Ott 18, 2021 06:17 Europe/Rome
  • Ingiustizia fatta: Estradato negli Usa il diplomatico venezuelano

CARACAS-Ingiustizia è fatta. Il diplomatico venezuelano Alex Saab è stato estradato negli Stati Uniti, con la complicità del governo di Capo Verde.

Saab era stato sequestrato illegalmente sull’isola durante un rifornimento di carburante, a giugno del 2020, mentre era in transito per l’Iran. La Cia ha agito allora di concerto con i servizi segreti colombiani e con quelli locali per arrestare l’imprenditore di origine colombiana, accusato di violare le “sanzioni” nordamericane imposte al Venezuela, procurando alimenti al paese bolivariano.

Un “crimine” di lesa illegalità, dunque, considerando la natura e le conseguenze delle misure coercitive unilaterali illegali imposte dal gendarme del mondo e dai suoi subalterni in spregio alle norme internazionali. In questo caso, come ha denunciato il governo bolivariano, oltre alle leggi capoverdiane è stata violata la Convenzione di Vienna, in quanto Saab era protetto dall’immunità diplomatica, essendo inviato speciale del Venezuela per le relazioni con Russia e Iran e ambasciatore dell’Unione Africana.

Inoltre, il diplomatico era anche stato nominato rappresentante permanente del Venezuela ai negoziati con le opposizioni, che si stanno svolgendo in Messico dal mese di agosto. Domenica 17 ottobre avrebbe dovuto aver luogo un nuovo incontro, ma la delegazione venezuelana, guidata dal presidente della Camera, Jorge Rodriguez, ha deciso di sospenderlo, denunciando il nuovo tentativo di pressione sui negoziati. “Riteniamo responsabili le autorità di Capo Verde e il governo del presidente Biden per la vita e l’integrità di Alex Saab e, in quanto nazione sovrana, ci riserviamo di agire di conseguenza”, recita il comunicato del governo bolivariano.

La stampa di Miami ha immediatamente fatto notare che sei quadri dell’impresa petrolifera venezuelana Pdvsa in possesso di doppia cittadinanza, venezuelana-statunitense, e accusati di deviazione di fondi a favore degli Usa, sono tornati in carcere mentre erano stati posti agli arresti domiciliari presumibilmente a seguito di negoziati con l’amministrazione Usa. Nelle carceri venezuelane si trovano anche altri nordamericani (in tutto sono 9), arrestati mentre organizzavano attentati alle istallazioni petrolifere o invasioni mercenarie.

 

 

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