Ott 18, 2021 08:44 Europe/Rome
  • Un genocidio dimenticato

- Considerando la popolazione dell'area, stimata in circa 7 milioni di persone, ...

la guerra nel Tigray presenta dati terribili:150.000 morti; 2 milioni e 200 mila sfollati; 60.000 rifugiati in Sudan (un terzo dei quali sono bambini); 5 milioni e 200 mila persone che necessitano di assistenza alimentare; 350.000 lottano contro la fame.

Questo genocidio viene portato avanti dall'Etiopia da quasi un anno con uccisioni di massa, distruzione delle strutture sanitarie, devastazioni di campi e magazzini di cibo, stupri. Il Tigray è la regione più settentrionale dello stato federale dell'Etiopia: una terra meravigliosa nota per le sue vaste aree montuose che hanno spesso aiutato i Tigrini a proteggersi dai vari invasori, tra cui gli Italiani durante la Guerra D'Etiopia portata avanti dalla politica coloniale fascista.

All'interno del Corno d'Africa il Tigray risulta inoltre strategicamente importante in chiave geopolitica, essendo ricco di minerali e pietre preziose. Ma è la ricchezza culturale, architettonica ed archeologica ad essere particolarmente affascinante in questo paese la cui storia, antica di tremila anni, è stata segnata dalle tre maggiori religioni monoteiste, Giudaismo, Cristianesimo e Islam, giunte in Etiopia attraverso il Mar Rosso.

Sebbene siano in gioco diversi fattori (religiosi ed economici per esempio), alla base del conflitto vi sono anche differenze di ideologie tra il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF) e il primo ministro etiope Abiy Ahmed.

Ne sono una testimonianza gli accadimenti degli ultimi tre anni, a partire proprio dal momento in cui il primo ministro Abiy Ahmed è stato selezionato per guidare il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope (una coalizione di partiti che includeva il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray, d'ispirazione socialista). Il principale compito di Abyi Ahmed avrebbe dovuto essere quello di avviare riforme di stampo progressista, ma rapidamente prese le distanze da quelle premesse, così come dalla Costituzione che prevede ampi margini di operatività amministrativa agli stati da cui è formata la Repubblica Federale dell'Etiopia.

Nel 2019 il Primo Ministro Abiy Ahmed ha persino sciolto quella coalizione ed ha formato un partito di ispirazione neoliberale, il Prosperity Party, deciso a portare avanti politiche di privatizzazione dei settori principali del paese mediante l'accentramento dei poteri. Il sistema federale è invece considerato d'importanza vitale per il Tigray People’s Liberation Front (TPLF), il più grande partito di sinistra del Tigray che ha contribuito ad organizzare l'attuale decentramento dei poteri conquistato grazie alle guerre di liberazione e consolidato dalla Costituzione Etiope del 1994.

Un recente punto di svolta è stata proprio la decisa mossa del Governo del Tigray, il quale, attuando il diritto all'autodeterminazione garantito dalla Costituzione, ha proclamato le elezioni regionali del Tigray del 2020, decisione ovviamente osteggiata dal primo ministro Abiy Ahmed. Dalla fine del 2020 infatti tutte le regioni dell'Etiopia, ad eccezione del Tigray, hanno un presidente nominato dal Primo Ministro. Inoltre, in una clima politico già surriscaldato, un particolare evento ha innescato la miccia delle rivolte: il 29 giugno 2020, il cantante ed attivista per i diritti civili, Hachalu Hundessa, è stato ucciso ad Addis Abeba una settimana dopo aver pubblicamente criticato le riforme del Primo Ministro Ahmed. La sua morte ha scatenato sommosse popolari e 239 giovani sono stati uccisi da polizia e militari, appiccando nuove proteste in diverse parti del Paese; la controffensiva governativa è stata subdola e purtroppo efficace: internet oscurato per alcuni giorni per non permettere ai manifestanti di organizzarsi.

Secondo l'ONG Human Rights Watch i blocchi al web motivati da questioni politiche si sono intensificati in gravità e durata sotto la guida di Abiy Ahmed, nonostante la rapida digitalizzazione del paese e la crescente ascesa delle connessioni da smartphone.

Ad ogni modo, il primo ministro Abiy Ahmed ha prima tentato di rinviare le elezioni nel Tigray adducendo come giustificazione il COVID-19 e poi ha avvertito il TPLF che se avessero tenuto elezioni regionali, ne sarebbe scaturito un conflitto armato e che "le madri avrebbero pianto e le case sarebbero state distrutte".

Il Governo del Tigray decise però di andare avanti e tenere le elezioni a settembre: il risultato fu una schiacciante vittoria del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray. Ma il 3 novembre 2020, come funestamente promesso, il governo federale etiope guidato dal vincitore del premio Nobel per la Pace 2019, Abiy Ahmed Ali, ha dichiarato guerra al Tigray e al suo popolo. Il Primo Ministro ha dapprima imposto un blocco di tutte le telecomunicazioni nell'intera regione affermando che l'operazione di tipo militare non avrebbe coinvolto nessun civile e che sarebbe durata al massimo 5 giorni.

Successivamente però l'ufficio del primo ministro ha sospeso le licenze di BBC e Reuters, i cui corrispondenti presenti sul territorio si stavano già occupando del Tigray. Nei giorni successivi, con l'aggravarsi del conflitto, il primo ministro Abiy ha respinto qualsiasi suggerimento di mediazione da parte dell'Unione Africana, nonostante la leadership del TPLF abbia continuato a richiedere l'avvio di negoziati. Il 21 novembre l'esercito etiope ha avvertito i civili che non ci sarebbe stata "nessuna pietà" durante l'offensiva finale per la presa di Mekelle, la capitale del Tigray, caduta nel sangue versato soprattutto sul fronte tigrino e solo recentemente riconquistata. A questo quadro si aggiunga che il popolo del Tigray deve affrontare un altro nemico da nord: le forze eritree del presidente Isaias Afwerki, un dittatore totalitario responsabile di sistematiche violazioni dei diritti umani e crimini contro l'umanità.

Malgrado il governo etiope abbia ripetutamente negato il coinvolgimento delle forze eritree nella guerra, alcuni funzionari governativi hanno dovuto ammettere pubblicamente la presenza dell'Eritrea nel Tigray dopo che, alcuni giorni fa, sono state rivelate dalla stampa prove schiaccianti: l'esercito etiope ha utilizzato la compagnia aerea commerciale di punta del paese (Ethiopian Airlines) per trasportare armi verso e dall'Eritrea.

Oltre alla fame, alla perdita delle proprie case, al rapimento dei loro figli, le donne tigrine stanno subendo l'uso quotidiano dello stupro come arma di guerra. Le donne del Tigray, infatti, sono fatte oggetto di violenza sessuale da parte di soldati eritrei ed etiopi durante l'intero conflitto. Una guerra che viene combattuta nell'oscurità mediatica, con continui blackout delle comunicazioni, giornalisti internazionali indipendenti espulsi, giornalisti locali intimiditi ed operatori delle ONG minacciati o uccisi.

La comunità internazionale dei paesi "democratici" occidentali che ha premiato Abiy Ahmed con il Nobel per la pace dovrebbe essere in grado di trovare una soluzione e impedirgli di continuare questo massacro, così come dovrebbe smettere di vendere armi all'Etiopia. In primis l'Italia, che ha sottoscritto mediante il governo Conte e su proposta della Ministra della Difesa Elisabetta Trenta un accordo di cooperazione militare con il governo Etiope. Il nostro Paese viene non a caso considerato dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigray uno dei più vicini al Primo Ministro Abiy Ahmed ed uno dei più contrari ad un intervento a favore del Tigray all'interno del Consiglio di Sicurezza ONU. 

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