Gen 15, 2022 07:14 Europe/Rome
  • Nuvole di guerra tra Usa e Russia

Mosca -  L’ultima parte dei negoziati in programma questa settimana, con al centro il deteriorarsi ...

delle relazioni tra la Russia e l’Occidente, si è conclusa nuovamente e come previsto in un sostanziale nulla di fatto. I rappresentanti del governo di Mosca e della Nato non hanno infatti raggiunto nessuna intesa, così come in precedenza gli emissari dell’amministrazione Biden avevano respinto le richieste del Cremlino in materia di “sicurezza”.

Le parti coinvolte si sono quanto meno accordate sulla necessità di continuare a trattare, ma la rigidità delle posizioni di Washington fa apparire i colloqui più come un tentativo di mettere all’angolo la Russia e provocare una reazione che verrebbe sfruttata per rilanciare gli obiettivi strategici americani, primo fra tutti la creazione di una spaccatura definitiva tra l’Europa e il suo potente vicino orientale.

Mercoledì era andato in scena per la prima volta da oltre due anni un vertice del “Consiglio NATO-Russia”, istituito con ostentato ottimismo nel 2002 per celebrare e consolidare la nuova fase dei rapporti tra i due ex nemici e poi naufragato sull’onda del golpe neo-fascista in Ucraina del 2014.

Il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, nella conferenza stampa che ha seguito l’evento si è assicurato di chiarire come la Nato non possa in nessun modo assicurare a Mosca la non accettazione di nuovi membri nel Patto Atlantico, poiché ciò corrisponderebbe a un potere di veto da parte russa.

Dietro alla tesi della libertà di ogni paese di scegliere le proprie alleanze e la partecipazione a qualsiasi organizzazione militare sovranazionale, la Nato ha fatto intendere, così come gli Stati Uniti due giorni prima, che non ha alcuna intenzione di fermare, almeno a livello teorico, l’accerchiamento della Russia.

L’interesse di Putin è di evitare che paesi come Ucraina o Georgia vengano assorbiti anche formalmente nell’alleanza atlantica guidata da Washington. Oltre a questa richiesta, la Russia vorrebbe un ritiro di armi e truppe Nato dai paesi oltre i propri confini, a cominciare da quelli baltici.

Stoltenberg ha invece prospettato futuri negoziati attorno ad altre questioni che sembrano però rispondere agli obiettivi della Nato e difficilmente in questa fase saranno considerati come una priorità dal Cremlino. Non solo, gli argomenti sollevati dal segretario generale e oggetto di possibili ulteriori discussioni fanno riferimento a dispute e scontri provocati in larga misura proprio dalla Nato e dagli Stati Uniti.

Alcuni punti su cui Stoltenberg ha espresso ottimismo sono ad esempio il ristabilimento di linee di comunicazioni per evitare incidenti di carattere militare, il rilancio di un meccanismo per la riduzione degli armamenti e la riapertura degli uffici di rappresentanza di Nato e Russia a Mosca e Bruxelles.

Il carattere degli impegni programmati questa settimana, che si sono chiusi giovedì con un vertice OSCE a Vienna, è apparso in definitiva come quello di un ultimatum imposto alla Russia. La bocciatura delle legittime istanze di Putin era già stata più volte anticipata ed è stata così ribadita in occasioni dei recentissimi incontri bilaterali.

A ciò si sono accompagnate inoltre le solite minacce di sanzioni e di iniziative militari, le denunce della presunta aggressività di Mosca e, da ultime, le manovre destabilizzanti in aree al centro di feroci contese strategiche, come il recente fallito golpe in Kazakistan.

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