Gen 23, 2022 01:22 Europe/Rome
  • Il lato nascosto della crisi con la Russia

La nuova Guerra Fredda tra Occidente e Russia si gioca su diversi livelli.

Il confronto tra Mosca e Washington, infatti, non è solo un problema di ordine bipolare, tra i due opposti schieramenti, ma anche tra coloro che fanno parte dello stesso blocco. Europa e Stati Uniti provano a dare una risposta univoca a un problema, l’escalation e i rapporti con la Russia, che non può fisiologicamente averne. La geografia, la cultura, la storia e anche la politica estera dei singoli Paesi del blocco atlantico radicano le posizioni dei partner europei su posizioni differenti. E questo elemento è evidente soprattutto dalle diverse reazioni che stanno manifestando gli Stati dell’Unione europea dopo la crisi che si è prodotta ai confini dell’Ucraina. Ma quella che si combatte in seno all’Europa e alla Nato è anche una sfida diversa, più politica, e che riguarda proprio il destino dell’Alleanza atlantica. Con una scadenza a breve termine che non deve mai essere sottovalutata: la scelta del nuovo segretario generale. Il blocco militare guidato dagli Stati Uniti ha perso, nel tempo, l’unità dimostrata ai tempi della Guerra Fredda. Già dalla fine dell’Unione Sovietica molti osservatori avevano messo in guardia dal rischio che la Nato perdesse rilevanza in assenza del “nemico russo” e di pari passo anche con gli interessi che hanno sempre legato l’ex potenza sovietica ai Paesi dell’Europa, in particolare quella dell’asse centrale. Interessi che sono stati mal tollerati e anche contrastati proprio dagli Stati Uniti, consapevoli che dietro quei legami di carattere strategico si annidava il pericolo di una perdita di peso dell’appartenenza all’Alleanza Atlantica. Nel tempo poi è stata anche Washington a mostrare i primi segnali di ripensamento della Nato. Gli Usa hanno confermato gli apparati militari nell’Europa orientale, hanno fatto intendere che i partner europei dovessero in qualche modo separare i loro destini da quelli di Mosca. Ma le scelte di politica estera da parte degli Stati Uniti hanno via via assunto la strada dell’unilateralismo, finendo per provocare anche diversi attriti con le controparti europei. Divergenze che, specialmente negli ultimi tempi, sono diventate sempre più evidenti. Gli europei però non si sono affatto dimenticati della Nato, né lo ha fatto l’America. Vero che gli interessi divergono su alcuni punti, ma questo non significa che l’Ue sia un blocco unico né che Washington abbia deciso di abbandonarla. Quello in corso non è un ritiro strategico dall’altro lato dell’Atlantico, ma una ridefinizione di scopi, mezzi e anche di pesi all’interno dell'”impero”. E proprio per questo motivo, i partner europei giocano la loro sfida per aumentare la propria influenza e leadership all’interno della Nato sperando da una parte nel sostegno degli altri alleati, dall’altra nel supporto dell’unica vera potenza guida dell’Alleanza: gli Stati Uniti. Ecco allora che il nodo del riequilibrio dei poteri, la scadenza del mandato di Jens Stoltenberg, la crescita dell’influenza di alcuni Stati e il desiderio di assumere un ruolo di guida anche da parte dell’Europa entrano nella lettura dell’escalation al confine con l’Ucraina. Che se da un lato rappresenta un pericolo per la stabilità del confine orientale, oltre che naturalmente di Kiev, dall’altro lato rappresenta anche cinicamente un palcoscenico in cui giocarsi bene le carte per elevare il proprio status all’interno del blocco euro-atlantico. Il Regno Unito, che dai tempi della Guerra Fredda si conferma il miglior alleato Usa nel confronto con la Russia, si è già dimostrato interessato al ruolo di vertice dell’Alleanza – con alcuni osservatori che hanno puntato su Theresa May, William Hague o Mark Sedwill. E non a caso Londra ha già annunciato l’invio di armi all’Ucraina e il piano per dispiegare ulteriori truppe nei Paesi baltici. Anche la Spagna, che sarà sede del prossimo e decisivo vertice della Nato a giugno, si vocifera abbia interesse a guidare il blocco. E infatti ha deciso di inviare due navi nel Mar Nero e proposto di spedire altri caccia in Bulgaria dopo avere già dispiegato aerei in Lettonia. Molti puntano invece su un Paese proprio dell’Europa orientale. E in questo senso è chiaro che un governo “di confine” coinvolto nella crisi con la Russia sia uno dei maggiori indiziati per confermare l’interesse del blocco atlantico a non dimenticare il fronte est dell’Alleanza. L’Italia, impegnata attualmente nella corsa al Quirinale, ha già fatto capire di avere idee di guidare il blocco: ma la sua posizione più defilata sull’escalation in Ucraina è frutto di una politica diversa, in cui Mosca è un partner strategico sul fronte energetico e in cui è il Mediterraneo, e non il Mar Nero e il Baltico, l’area in cui spostare il baricentro euro-atlantico. Motivo per cui adesso la crisi tra Kiev e il Cremlino rischia di ridurre il peso del fronte sud nonostante impegni in tal senso da parte di Washington. La Francia sembra interessata in questo momento soprattutto alle presidenziali e all’autonomia strategica europea, per cui appare attualmente improbabile che il futuro segretario generale sia a Parigi. Ma la partita in ogni caso è aperta e a chiunque servirà l’appoggio degli Stati Uniti. E questa crisi potrebbe svelare anche il futuro della Nato. Fonte it.insideover.com

 

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