Gen 25, 2022 22:43 Europe/Rome
  • Uomini e corpi speciali: ecco la vera 'arma' nella mani di Putin

La Russia di Vladimir Putin ha intrapreso un rinnovamento delle proprie Forze Armate finalizzato al desiderio di tornare ad essere...

leader in un mondo multipolare, e quindi scardinare l’egemonia americana e della Nato che si sta avendo dalla fine della Guerra Fredda. Oltre a questo, la riforma “New Look” voluta dall’ex ministro della Difesa Anatoly Serdyukov nel 2008 e poi resa esecutiva dall’attuale ministro Sergey Shoigu, vuole ridurre la dipendenza di Mosca dal proprio arsenale nucleare come fattore di deterrenza. Le riforme hanno cercato di trasformare le forze di terra allontanandole dall’impostazione sovietica che le vedeva composte da divisioni parzialmente al completo per avere un esercito composto da brigate con personale totalmente al completo che potrebbero operare in modo indipendente. Queste brigate modulari erano ritenute più adatte ai conflitti di controinsurrezione localizzati nelle immediate vicinanze della Russia. La resistenza dell’ambiente militare ma soprattutto le lezioni apprese in Ucraina, hanno convinto gli Stati maggiori a riportare alcune unità a una struttura di divisione/reggimento, più adatta a conflitti convenzionali su larga scala. Il risultato è ora una miscela di divisioni e brigate. Queste unità sono ulteriormente organizzate in corpi di unità combinate, insieme a brigate/divisioni di artiglieria, difesa aerea, missili/razzi, supporto e da ricognizione. In risposta alle capacità delle forze armate occidentali, e riconoscendo che la guerra moderna è definita dalla velocità e dalla tecnologia, l’esercito russo è fortemente influenzato da una dottrina offensiva che guida il suo concetto di deterrenza e difesa. L’obiettivo dell’esercito non è cercare di negare l’accesso ad un’area a un avversario (dottrina comunemente nota come A2/Ad), piuttosto, la dottrina si concentra su una difesa integrata (in particolare con le forze di aerospaziali) che trattano il nemico come un sistema. Pertanto si cerca di colpire, deviare e infine distruggere un attaccante nelle fasi iniziali di un conflitto. Per farlo Mosca ha mantenuto, dai tempi dell’Unione Sovietica, l’enfasi sulla strategia offensiva utilizzante un massiccio volume di fuoco: l’uso concentrato di artiglieria e di razzi campali, insieme all’impiego di grandi unità corazzate, resta ancora oggi il cuore della dottrina russa così come ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Oggigiorno le forze convenzionali giocano un ruolo importante nel concetto russo di deterrenza, sebbene gli stessi comandi ritengano questa capacità ancora insufficiente. Nel Programma di Stato per gli Armamenti (in russo Gosudarstvennaia Programma Vooruzheniia – Gpv) del 2010, la quota di finanziamenti destinata alle forze di terra era relativamente bassa: il 14% pari a 88 miliardi di dollari (2600 miliardi di rubli), spalmati su 10 anni per ottenere la modernizzazione dell’esercito focalizzata in particolare sui sistemi di artiglieria e corazzati. Il piano originario prevedeva di consegnare 2300 Mbt, 17mila veicoli corazzati, 2mila sistemi di artiglieria. La quota del bilancio complessivo del Gpv – pari a circa 626 miliardi di dollari – destinata alle forze di terra è stata ritoccata nel 2017 passando al 22%, ma le ristrettezze economiche date dalla crisi del mercato degli idrocarburi e dalla sanzioni internazionali hanno pesantemente intaccato i finanziamenti. L'organizzazione e la consistenza La Russia alla fine del 2010 ha rimpiazzato la vecchia organizzazione territoriale sovietica (6 distretti) in quattro nuovi distretti militari: Occidentale, Meridionale, Centrale e Orientale. Alla fine del 2014 è stato creato il Northern Fleet Joint Strategic Command (in russo Obedinonnye Stategicheskoe Komandovanie – Osk) che raggruppava l’aerea di Murmansk, Arkhangelsk e Severomorsk oltre alle numerose isole artiche. Questo comando, nel 2019, è diventato un vero e proprio distretto militare, quello Settentrionale (o Arctic Joint Strategic Command), sovrintendendo a tutta la regione dell’Artico e per sorvegliare la Northern Sea Route (o Rotta Nord). Attualmente l’esercito russo è composto da 11 armate combinate, un’armata corazzata e quattro corpi d’armata per un totale di circa 280mila uomini. A questi si aggiungono 17mila uomini degli Spetsnaz suddivisi in sette brigate indipendenti, e 45mila truppe aviotrasportate divise in due divisioni aviotrasportate, due da assalto aereo e quattro brigate indipendenti da assalto aereo più un reggimento da ricognizione di Spetsnaz distaccato. Le truppe della difesa costiera fanno capo alla marina militare e non verranno qui trattate, al pari dei reparti da addestramento e di quelli delle forze missilistiche strategiche, aeree (unità ad ala rotante comprese) e navali, per motivazioni legate alla lunghezza della trattazione. Il comando dell'Artico L’Arctic Joint Strategic Command ha sede a Severomorsk. Per quanto riguarda le forze terrestri è costituito dal 518esimo battaglione da ricognizione (a Polyarny), dal 3805esimo complesso logistico e dal 333esimo centro di addestramento combinato di Mulino, dal 14esimo corpo d’armata (a Murmansk) che a sua volta è composto dal 58esimo battaglione comando indipendente, dall’80esima brigata indipendente di fucilieri motorizzati artici delle Guardie (ad Alakurtti), dalla 200esima brigata indipendente di fucilieri motorizzati artici (a Luostari). Fonte insideover.com

 

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