Gen 26, 2022 13:47 Europe/Rome
  • Party-gate, indagine polizia. Oggi Johnson affronta i parlamentari

Londra - Oggi il premier inglese Boris Johnson – nel pieno della bufera – affronterà ...

i parlamentari alla Camera dei Comuni mentre incombe il rapporto Gray, atteso in giornata ma successivamente all’appuntamento in parlamento, secondo quanto lasciano trapelare i media locali. Ieri la polizia metropolitana aveva annunciato di aver aperto un’indagine.

Il commissario Cressida Dick ha affermato che la polizia metropolitana sta esaminando potenziali violazioni delle leggi Covid in una serie di eventi negli edifici governativi dal 2020.

Quello del 20 maggio 2020 rischia di essere il party di troppo per Boris Johnson e si moltiplicano le pressioni perché il primo ministro inglese si dimetta dall’incarico. Il numero 10 di Downing Street è infatti al centro di uno scandalo che difficilmente, secondo gran parte della stampa, consentirà al premier conservatore di rimanere al suo posto. Quello che i tabloid hanno ribattezzato ‘Partygate’ – l’ennesima festicciola organizzata nella sede del governo durante il primo lockdown – risale al 20 maggio 2020: in quella data lo staff del premier avrebbe invitato via email 100 colleghi a un party in giardino a cui sarebbero intervenuti in 30, compreso lo stesso Johnson e la moglie. Allora il paese era sottoposto a un rigido coprifuoco per far fronte all’aumento dei contagi da coronavirus e le regole in vigore prevedevano che, all’aperto, si potesse incontrare solo una persona non appartenente al proprio nucleo familiare. Ieri Johnson, che in precedenza aveva smentito di essere stato presente all'evento, ha offerto le sue scuse in parlamento durante un umiliante question time. “Voglio scusarmi”, ha detto il premier.

“Conosco la rabbia di chi pensa che proprio a Downing Street, dove le regole vengono approvate, quelle stesse regole non siano adeguatamente seguite dalle persone che le fanno”. Johnson ha poi insistito sul fatto di aver pensato che il raduno fosse un evento di lavoro che non violava i regolamenti del governo, ma le sue affermazioni sono state accolte con gelo dai suoi stessi compagni di partito. I conservatori sanno che è la loro credibilità a vacillare agli occhi dell’opinione pubblica e hanno avviato un'indagine interna i cui risultati dovrebbero essere pubblicati entro una settimana. “Il primo ministro ha mentito al parlamento – ha dichiarato un deputato conservatore alla BBC – politicamente parlando, è un morto che cammina”.

Anche prima di questo ennesimo scandalo, la popolarità di Johnson era in netto calo tra gli elettori e da giugno ad oggi la percentuale di coloro che affermano che il premier sta facendo “un buon lavoro” è rovinosamente crollata dal 48 al 23%. La cosa più preoccupante è che numeri simili si registrano tra gli elettori tory. E mentre i laburisti affondano il colpo – “le sue giustificazioni sono ridicole, ha sibilato il leader laburista Sir Keir Starmer – dovrebbe fare la sola cosa decente e dimettersi” – il ministro degli Esteri Liz Truss e il vicepremier Dominic Raab accorrono in suo aiuto con timidi tweet di sostegno. “Se le circostanze fossero confermate – ha chiosato dal canto suo il leader dei conservatori scozzesi Douglas Ross – dovrebbe dimettersi”. In un momento caotico di silenzi imbarazzati e distinguo, a nessuno è sfuggita la più che vistosa assenza del ministro delle Finanze Rishi Sunak. Il cancelliere dello scacchiere considerato da molti il più favorito per la successione a Johnson, si è limitato ad osservare che il premier “ha fatto bene a scusarsi” e ha invitato alla “pazienza” fino a quando l’indagine sull’accaduto non sarà completata.  

 

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