Mar 28, 2022 19:46 Europe/Rome
  • Ucraina: nuovi colloqui di pace a Istanbul

ISTANBUL (Pars Today Italian) –– Mentre il Ministero degli Esteri russo ha respinto colloqui di alto livello tra i presidenti di Russia e Ucraina, il 28 marzo, le delegazioni russe e ucraine riprenderanno i negoziati di pace a Istanbul.

Si dovrebbero svolgere o lunedì 28 marzo o martedì 29 marzo. Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, ha dichiarato che, al momento, il Cremlino non prevede di organizzare colloqui di alto livello tra il presidente russo, Vladimir Putin, e l’omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. Secondo le parole di Lavrov, riportate dall’agenzia di stampa russa filogovernativa TASS, un incontro tra i due presidenti sarebbe “controproducente”, qualora lo scopo fosse solo scambiarsi i propri punti di vista sulla guerra in corso. Al contrario, sempre stando a quanto reso noto da Lavrov, i colloqui di alto livello dovrebbero aver luogo quando l’Ucraina e la Russia saranno “vicine a un accordo su questioni chiave”. A tal proposito, sin dall’inizio della guerra, ma anche in precedenza, Zelensky ha ripetutamente esortato la controparte russa a prendere parte a un bilaterale. Nel frattempo, la città più grande della Turchia, Istanbul, accoglierà le trattative di pace tra la delegazione russa e ucraina, previste per il 28-29 marzo, confermando il ruolo da mediatrice di Ankara. In un discorso all’Ucraina, la sera del 27 marzo, Zelensky ha ribadito di voler raggiungere la pace quanto prima, stabilendo, al contempo, le linee rosse di Kiev sui negoziati. “Le nostre priorità nelle trattative sono note”, ha precisato il capo di Stato, con riferimento alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, così come alle garanzie di sicurezza. “Il nostro obiettivo è ovvio”, ha aggiunto, “la pace e il ripristino della vita normale del nostro Stato il prima possibile”. La testata al-Jazeera ha aggiunto che, nei commenti rilasciati ai giornalisti russi, all’inizio di domenica, Zelensky aveva adottato “un tono diverso”, in cui ribadiva che l’Ucraina era disposta ad assumere uno status neutrale e a giungere a un compromesso sullo status della regione orientale del Donbass, come parte di un accordo di pace. Nei round precedenti di colloqui, i negoziatori non erano riusciti a porre fine ai combattimenti o a superare i disaccordi fondamentali sull’allineamento di Kiev con l’Occidente e sull’occupazione russa del territorio ucraino. Tuttavia, dato l’aumento del bilancio delle vittime, parallelamente alle incursioni aeree di Mosca, che stanno devastando vaste aree del territorio ucraino, gli sforzi diplomatici volti a mediare un cessate il fuoco si sono intensificati. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, a seguito di colloqui teleofnici con il presidente russo, il 27 marzo, ha accettato di ospitare il prossimo round di colloqui. Erdogan ha assicurato che la Turchia avrebbe continuato a fornire ogni tipo di sostegno nel processo di risoluzione del conflitto e ha sottolineato la necessità di un cessate il fuoco immediato, nonché di garantire un miglioramento della situazione umanitaria nella regione. Sempre nel corso dei colloqui telefonici, Putin ha evidenziato di avere chiari obiettivi nell’invasione, continuando a ribadire la narrativa sulla “smilitarizzazione e denazificazione” del Paese, e negando l’intenzione di occupare la Nazione sotto assedio. Zachary Paikin, ricercatore presso il Center for European Policy Studies, ha spiegato che è stato “incoraggiante” vedere come entrambe le parti abbiano iniziato a calibrare in modo attento il proprio linguaggio. Nella sua intervista ad al-Jazeera, Paikin ha spiegato che la Russia sta continuando a ribadire che la guerra non ha come fine il regime change in Ucraina, ponendo invece l’accento sullo status del Donbass. Inoltre, l’esperto ha spiegato che i termini smilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina sono volutamente vaghi. “Potrebbero essere interpretati in molti modi diversi. In primis, come la necessità di un cambio di regime in piena regola o semplicemente come una riduzione di potenza dell’Esercito ucraino, al punto da non rappresentare più una minaccia per la Russia, secondo la narrativa di Mosca”, ha chiarito l’analista. Tuttavia, Paikin ha avvertito che “c’è ancora molto da discutere sulle questioni fondamentali”.

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