Mar 29, 2022 06:25 Europe/Rome
  • L'India non si schiera contro Mosca: schiaffo a Washington

WASHINGTON - Mentre tra gli alleati americani in Occidente il fronte anti-russo continua ad ...

apparire più o meno compatto, quanto meno a livello ufficiale, in altre aree del pianeta come nel continente asiatico le pressioni di Washington per isolare Mosca sono finora in larga misura inefficaci. Uno dei punti deboli della strategia degli Stati Uniti rimane l’India, il cui governo ha preso atto in fretta delle implicazioni esplosive per la sicurezza e per l’economia del proprio paese delle dinamiche innescate dalla crisi ucraina. Le resistenze di Delhi sono forse l’elemento più sgradito alle manovre della Casa Bianca per rimodellare gli equilibri mondiali, visto che, nel caso dovessero persistere, rischiano di scompaginare non solo i piani contro la Russia, ma anche quelli per il contenimento della Cina.

Le posizioni indiane restano per ora ferme nonostante alle porte del governo di estrema destra del primo ministro Narendra Modi abbiano bussato in molti nelle ultime settimane per convincerlo a saltare sul carro anti-russo. Pochi giorni fa, ad esempio, a Delhi era arrivato in visita il premier giapponese Fumio Kishida, portatore senza dubbio di un messaggio dell’amministrazione Biden che, a sua volta, aveva in precedenza criticato con toni relativamente blandi la fermezza indiana. Anche il faccia a faccia in videoconferenza tra Modi e il primo ministro australiano, Scott Morrison, non aveva portato a sostanziali cambiamenti dell’approccio dell’India alla questione russo-ucraina.

Le sollecitazioni coordinate tra gli alleati di Washington in Asia e Oceania rivelano le preoccupazioni che circolano tra i membri del cosiddetto “Quad” circa l’atteggiamento dell’India. Questo meccanismo – formato appunto da USA, Australia, Giappone e India – è da qualche tempo lo strumento principale creato da Washington per attuare le politiche anti-cinesi in Estremo Oriente e, ironicamente, il defilarsi di Delhi dall’offensiva russa minaccia un indebolimento dei piani contro Pechino.

L’evoluzione degli scenari asiatici è influenzata in primo luogo dalle contraddizioni delle scelte di politica estera degli Stati Uniti, costretti a muoversi su due tavoli per cercare di limitare la “minaccia” di Russia e Cina. La furia sanzionatoria di Washington, espressione di questa strategia di contenimento, comporta d’altra parte per gli alleati americani un prezzo sempre più alto da pagare, soprattutto in termini economici.

Se l’Europa ha miseramente sacrificato la propria autonomia e i propri interessi agli USA, altri paesi stanno per il momento resistendo alle pressioni. Per spiegare i calcoli del governo di Delhi, l’ex ambasciatore e analista indiano M. K. Bhadrakumar, in un articolo uscito qualche giorno fa sul sito Asia Times, ha spiegato come “la leadership indiana abbia percepito che in Ucraina è esploso uno scontro epocale globale tra gli Stati Uniti e i loro alleati da una parte e Russia e Cina dall’altra”. Il premier Modi, continua Bhadrakumar, ha valutato che da ciò sarebbe derivata una serie di “danni collaterali” per il suo paese.

Il conflitto in Ucraina è esploso, sempre secondo l’ex diplomatico indiano, dopo mesi durante i quali a Delhi era già in atto un ripensamento sull’utilità di legare i destini del paese a quelli degli USA e dei loro alleati. A suo dire, il mancato contributo occidentale alla lotta contro il COVID-19 e una riflessione sulle dinamiche economiche internazionali avrebbero così innestato un certo scetticismo nelle valutazioni della classe dirigente indiana sul percorso strategico fin qui intrapreso.

L’impatto stimato e in parte già evidente della guerra o, più precisamente, delle sanzioni contro la Russia nell’ambito delle forniture energetiche e alimentari ha poi fatto il resto, convincendo l’India che i propri interessi sono meglio difesi con una posizione neutrale. Già il riconoscimento di Mosca dell’indipendenza delle due repubbliche del Donbass non era stato condannato da Delhi a fine febbraio malgrado le prese di posizione invece molto nette degli altri membri del “Quad”. Ancora peggio per Washington è stata in seguito l’astensione indiana sulla risoluzione all’Assemblea Generale ONU del 2 marzo che chiedeva il ritiro delle forze armate russe dall’Ucraina.

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