May 22, 2022 05:44 Europe/Rome
  • NATO, l'obiettivo di ulteriori allargamenti verso Est

BRUXELLES - Non c’è dubbio che la decisione di Svezia e Finlandia di entrare nella NATO, ponendo fine ...

alla loro storia di neutralità, altera l'equilibrio militare in Europa. Solo l'Austria e l'Irlanda restano fuori dalla NATO, ma anche in questo caso si tratta di una questione di forma più che di sostanza. Sebbene Svezia e Finlandia siano sempre stati partner dell'Alleanza Atlantica, con la quale hanno regolarmente condotto esercitazioni congiunte ed avuto accesso a forniture militari, l'adesione formale alla NATO significa la fine di un’epoca che aveva portato agli "accordi di Helsinki".

Si potrebbe ipotizzare che con l'ingresso di Stoccolma ed Helsinki nella NATO, la Russia abbia aumentato il numero dei suoi nemici, ma questa sarebbe una lettura superficiale di una congiuntura a breve termine. Certo, da un punto di vista militare non si tratta di una decisione banale, poiché si tratta di due potenze artiche che rafforzano il loro peso strategico in forza dei cambiamenti climatici degli ultimi 30 anni, che hanno in parte trasformato l'Artico in uno sbocco navigabile. Ma, come ha già affermato Putin, l’ingresso dei due paesi non rappresenta un problema in sé, dal momento che entrambi hanno già dichiarato che non ospiteranno basi nucleari e rampe missilistiche.

Non vi è dubbio che il nuovo assetto Nato darà l’opportunità a Mosca di aumentare il livello del dispositivo militare nella zona, con particolare incremento nella base di Kalinigrad. Più in generale, servirà a produrre una profonda revisione e modernizzazione della dottrina militare russa e, oltre a questo, determinerà un aumento del dispositivo cinese (per ora sostanzialmente a carattere scientifico) nell’Artico.

Sotto il profilo militare entrambi i Paesi condividono un confine di 1.340 chilometri con la Russia, che però, con la base militare di Kaliningrad controlla il Baltico e l'Artico. Kaliningrad si trova in una posizione chiave per due motivi: da un lato, il porto del Mar Baltico che ospita la base della flotta navale russa, si trova in una delle poche zone in cui il mare non ghiaccia. Ospita i sistemi Iskander, ossia missili balistici tattici a corto raggio in grado di trasportare testate nucleari, con una gittata fino a 500 chilometri e i missili lanciati dalle rampe come dai sottomarini possono colpire ovunque in Europa. D'altra parte, controllando il Corridoio di Suwalki - che collega l'oblast con la Bielorussia ed è l'unico passaggio terrestre tra la Polonia e i Paesi baltici - Mosca potrebbe isolare Lettonia, Estonia e Lituania in un colpo solo e imporsi rapidamente su Varsavia.

Vedremo quali saranno le condizioni di ingresso dei due paesi nordici nella Nato, giacché in assenza di senso della misura il vantaggio della particolare posizione potrebbe divenire lo svantaggio di una pericolosa esposizione. Da quanto si capisce Mosca reagirà modulando la risposta a quella che appare comunque una decisione basata su un principio di ostilità che sostituisce quello precedente di neutralità. Svezia e Finlandia diventeranno da adesso obiettivi militari. Resta da vedere se le loro popolazioni gradiranno la l’uscita dalla neutralità per diventare un bersaglio.

Da parte loro gli europei occidentali non dovrebbero nemmeno rallegrarsi di questo nuovo schema: Kalinigrad costituisce una parte del territorio russo nel mezzo dell'Unione Europea: estesa per 15.000 chilometri quadrati e incastonata tra Lituania e Polonia, è un importante avamposto militare russo situato a 1.400 chilometri da Parigi e Londra, 530 da Berlino e 280 da Varsavia. Insomma, contrariamente a quanto potrebbe suggerire l'addizione matematica, l'ingresso di Svezia e Finlandia non rappresenta affatto un rafforzamento del livello di sicurezza continentale, ma piuttosto un aumento del rischio di conflitto e il nuovo accordo balistico della Russia aumenterà la fragilità militare dell'Europa.

Il nuovo equilibrio militare che si sta formando ci riporta ai blocchi, solo che ora sono tre e non più due. Si chiude un'epoca in cui l'idea di distensione e sicurezza collettiva era formalizzata da accordi come quelli di Helsinki del 1975, dai trattati Salt 1 e Salt 2 del 1972 o dall'accordo Safe Skies del 1992, tutti formalmente cestinati da Trump e sostanzialmente da Biden.

Probabilmente è questo che gli Stati Uniti intendevano quando hanno applaudito alla fine della Guerra Fredda: l'inizio di quella calda. 

 

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