Lug 01, 2022 06:05 Europe/Rome
  • NATO si sta dirigendo verso il baratro

MADRID - Il vertice NATO in corso nella capitale spagnola è stato presentato come un momento cruciale per il ricalibramento degli obiettivi del Patto Atlantico, ...

ormai rappresentati dal conflitto con le grandi potenze globali che minacciano la posizione degli Stati Uniti.

Nel nuovo documento strategico adottato, Russia e Cina sono il collante utile a tenere assieme le posizioni diverse dei paesi membri e a garantire la sopravvivenza di quello che è a tutti gli effetti uno strumento degli interessi di Washington. L’impegno ad aumentare la spesa bellica e il dispiegamento di soldati, assieme all’ingresso di nuovi paesi e all’allargamento della cooperazione militare ad altre aree del globo, non rappresenta comunque una prova della forza della NATO. Al contrario, il folle impulso al militarismo che si cerca di promuovere testimonia della profondissima crisi in cui versa la NATO, i cui membri hanno intrapreso la strada verso il disastro economico e militare, liquidando pericolosamente qualsiasi ipotesi di accomodamento sia con le legittime esigenze di sicurezza russe sia con gli ambiziosi progetti di crescita e integrazione multipolare cinesi.

Ciò che domina a livello retorico il summit NATO sono ridicoli proclami sulla difesa e la promozione dei diritti umani e dei valori democratici davanti all’avanzata di regimi autoritari che vorrebbero distruggere il sistema occidentale. Questa realtà parallela, di cui il recente G-7 in Germania è stato il corrispettivo politico, è caratterizzata da un monopolio morale che non lascia nessuno spazio, nemmeno a livello di semplice discussione, per quanto accade al di fuori. Il fatto che, in parallelo al G-7 e poco prima del vertice NATO, si sia tenuto un summit virtuale dei cosiddetti “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), non ha ad esempio scalfito per nulla le apparenti certezze dei leader occidentali.

L’evento ha riunito paesi che costituiscono complessivamente il 40% della popolazione mondiale, il 25% del PIL e il 18% degli scambi commerciali, nonché oltre la metà della crescita economica del pianeta. Il presidente russo Putin è stato tra i protagonisti assoluti dell’incontro e, nel suo intervento, ha presentato alcuni dei cambiamenti epocali in arrivo in una realtà segnata dalla crescente integrazione tra i paesi del “sud del mondo” e dal declino inesorabile di un Occidente votato al turbo-capitalismo, all’immiserimento di massa e a una strisciante dittatura tecnologica.

Il consolidamento di un nuovo sistema internazionale di pagamenti svincolato dalle strutture finanziarie dominate dagli Stati Uniti e dai loro alleati è in questa prospettiva un punto cardine, così come la creazione di una nuova moneta di riserva, fatta in realtà da un paniere di valute, che metta in discussione il dollaro e liberi i paesi sovrani, intenzionati a fare scelte dettate dai propri interessi nazionali, dalla minaccia di sanzioni, isolamento e furto di risorse. Il recente summit virtuale dei BRICS ha inoltre fatto toccare con mano le potenzialità di crescita insite in un progetto sempre meno informale, come hanno confermato le richieste di adesione presentate da Argentina e Iran.

Relativamente a sorpresa, l’inizio del vertice di Madrid ha registrato un accordo tra la Turchia e i due paesi scandinavi per l’ingresso di questi ultimi nella NATO. Le condizioni dettate da Ankara per il via libera al processo di allargamento del Patto Atlantico ai due paesi tradizionalmente neutrali sembrano essere state accettate, almeno in linea di principio. Nel “memorandum” d’intesa sottoscritto martedì, i governi di Helsinki e Stoccolma hanno ceduto su tutta la linea alla Turchia, promettendo la cancellazione dell’embargo sulla vendita di armi a questo paese e la liquidazione delle politiche di sostegno alla causa curda, fino addirittura a valutare un trattato di estradizione con Ankara che deve avere già messo in brividi ai rifugiati ospitati nei due paesi del nord Europa.

L’elemento chiave dell’accordo sull’allargamento della NATO è però rappresentato dalla contropartita, ancora sconosciuta, assicurata da Biden a Erdogan. Da Washington è arrivata l’immediata smentita di concessioni fatte alla Turchia in cambio dell’OK alle candidature di Svezia e Finlandia, ma è impensabile che il presidente turco non abbia ottenuto qualcosa di sostanzioso in cambio. Nel prossimo futuro ci sarà maggiore chiarezza a questo proposito. Le ipotesi che si possono avanzare riguardano almeno la fine delle pressioni americane riguardo l’acquisto del sistema anti-aereo russo S-400, lo stop alle manovre per favorire la sconfitta di Erdogan e del suo partito (AKP) nelle elezioni dell’anno prossimo, il reintegro della Turchia nel programma dei velivoli da guerra F-35, la fornitura di una nuova flotta di F-16, il via libera a una nuova operazione militare anti-curda nel nord della Siria o la risoluzione a favore di Ankara dei conflitti energetici nel Mediterraneo orientale, che si intrecciano con la questione cipriota e la rivalità con la Grecia.

La notizia della strada spianata all’ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia ha ad ogni modo generato un clima euforico a Madrid. Questo fatto testimonia di per sé il baratro verso cui l’Alleanza si sta dirigendo. L’abbandono del principio di non allineamento da parte di questi due paesi significa la moltiplicazione del rischio di guerra in Europa e non un aumentato livello della sicurezza collettiva. In sostanza, in risposta a un conflitto, come quello in Ucraina, esploso precisamente a causa del continuo avanzamento dei confini NATO verso la Russia, gli USA e i loro alleati, invece di optare per una de-escalation, hanno deciso di raddoppiare le provocazioni. Il perfezionamento dell’accerchiamento russo farà così aumentare sempre più le tensioni, mettendo in prima linea in caso di guerra con Mosca i paesi scandinavi, garantiti invece finora proprio dal loro status di neutralità.

 

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