Ago 12, 2022 05:22 Europe/Rome
  • Quando i sanzionatori vengono sanzionati

BRUXELLES - L’impatto delle sanzioni occidentali sull’export energetico russo è stato, fino ad ora, sostanzialmente nullo.

Lo informa l’Agenzia Internazionale per l’Energia, struttura facente capo all’OCSE, nel suo report mensile sul mercato petrolifero. L’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, non ha sede a Mosca. E’ una organizzazione che ha sede a Parigi e della quale fanno parte 36 paesi, tra i quali gli Stati Uniti, quasi l’intera Unione Europea, il Giappone, l’Australia e il Canada, il Messico e il Cile, la Svizzera e la Turchia. Dal 1 giugno 2021, il Segretario generale dell’Ocse è l’australiano Mathias Cormann.

L’organizzazione – un centro studi di politiche economiche globali – ritiene quindi che la prevista catastrofe economica per la Russia, vaticinata dal trio Biden -Johnson -Van der Layen - si sia rivelata una stupida illusione. Nonostante il temporaneo ridimensionamento dei volumi di vendita, grazie ad un aumento del 15% del valore, la Russia si è assicurata ingenti introiti. Ogni giorno Mosca incassa circa un miliardo di euro dalla vendita di idrocarburi.

Quello che è avvenuto è che Putin, in una operazione di diversificazione del portfolio - evidentemente già stabilita e resa efficace prima dell’inizio dell’operazione militare - ha indirizzato il flusso di gas e petrolio che aveva come destinazione l’Europa, e adesso va invece in Cina, India, Turchia ed in altri paesi, compensando così il mancato acquisto da parte europea. Tra questi altri paesi vi sono Angola, Algeria e Congo, che comprano gas e petrolio dalla Russia e lo rivendono poi alla UE a prezzi maggiorati dalle royalties che impongono per la triangolazione.

In questo modo la UE non compra il gas dalla Russia accusata di violare i Diritti Umani, ma acquista comunque petrolio e gas russi da paesi che l’Onu segnala come violatori dei Diritti Umani. Solo che lo fa pagandolo il 30% in più di quanto pagava per lo stesso prodotto in maggior quantità. Uno spettacolo di imbecillità ed impotenza che segna la fine (ormai impossibile da non vedere) per una UE divenuta la barzelletta della politica internazionale, tanta la sua ininfluenza e la sua incapacità di imporre agenda politica e commerciale.

A testimoniare come Mosca non sia affatto nell’angolo e che, anzi, continui a tessere fila strategiche per la crescita della sua influenza planetaria, ci sono stati sia gli accodi euroasiatici che l’intensificazione del rapporto con Ankara. Non solo idrocarburi: l’Iran, per esempio, quest’anno ha acquistato dalla Russia 3,7 milioni di tonnellate di grano.

La recente visita di Lavrov in Africa, ha poi ulteriormente incrementato i rapporti commerciali di Mosca. “L’Africa avrà un peso sempre crescente nel sistema di relazioni internazionali della Russia” ha dichiarato il Ministro degli Esteri russo, che si è recato in Egitto, Etiopia, Uganda e Congo dove ha ottenuto segni tangibili di interlocuzione privilegiata.

La storia della relazione tra Mosca e questi paesi, del resto, rimonta al periodo sovietico ed al sostegno politico, economico e militare alla decolonizzazione di alcuni paesi come Angola, Zimbawe, Mozambico e Sudafrica. Il passaggio dalla URSS alla CSI non ha incrinato il rapporto di collaborazione che la Russia ha sempre mantenuto con i paesi africani, basta pensare al progetto di cooperazione tra Mosca e 16 paesi del continente. Le esportazioni di grano della Russia hanno raggiunto quasi 20 milioni di tonnellate e il valore delle esportazioni di quest’anno è aumentato del 15%. L’Iran, per esempio, quest’anno ha acquistato dalla Russia 3,7 milioni di tonnellate di grano.

Del resto, che l’Africa non avrebbe rotto i rapporti con Mosca a causa dell’Ucraina e sotto richiesta e pressioni occidentali fu già chiaro in occasione del voto alle Nazioni Unite sulla mozione di condanna alla Russia presentata da USA e UE. Nell’occasione, oltre a diversi altri paesi storicamente alleati USA, ben 25 paesi africani si astennero sulla mozione, provocando l’ira ridicola di Parigi, Roma e Londra che ad onta della realtà sognano ancora di sostenere un ruolo in Africa.

A fine anno, quando l'embargo occidentale sarà totale, si calcola una riduzione di 518 mila barili su una produzione giornaliera di 10, 8 milioni. Dunque l'effetto complessivo sarà sostanzialmente relativo, non certo tale da piegare le ginocchia a Mosca, mentre è tutto da vedere che la UE possa resistere anche solo un mese a forniture energetiche ridotte.

Quello che afferma il rapporto dell’OCSE è che la campagna di demonizzazione, isolamento e affondamento della Russia immaginata alla Casa Bianca e trasmessa ai camerieri europei perché la portassero a tavola ha visto andare il cibo di traverso. L’unico vantaggio concreto, ad oggi, è che la fornitura all’Ucraina di tutte le armi obsolete o comunque non più aggiornabili ha permesso lo svuotamento degli arsenali occidentali, ora pronti di nuovo ad essere riempiti con le nuove forniture delle aziende USA e francesi di produzione bellica. Ma quanto alla capacità di colpire la Russia, le sanzioni si sono rivelate il maggior boomerang mai visto.

Come ampiamente previsto e volutamente ignorato, il peso delle sanzioni contro Mosca non ha sortito effetti se non sulla bilancia commerciale europea, gravemente danneggiata da una maggiore spesa a fronte di una minore fornitura energetica; ciò che ha portato già la UE ad elaborare piani di risparmio energetico che colpiscono duramente l’economia di ogni singolo stato. In alcuni casi, come la Polonia, la Russia ha bloccato l’invio delle forniture energetiche e non è ancora chiaro come pensino di riscaldare le loro case il prossimo inverno. L’Estonia, che aveva rifiutato l’acquisto in Rubli di gas e petrolio si è vista bloccare anch’essa le forniture ed è stata così costretta ad una rapida marcia indietro, invero poco dignitosa come del resto la storia della sua classe politica. Adesso paga in Rubli e tace.

 

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