Ago 12, 2022 10:58 Europe/Rome
  • 'Bomba' sui conti Usa: nuova tegola sull'amministrazione Biden

Oltre 16.100 miliardi di dollari: a tanto ammonta il debito delle famiglie statunitensi, costituito principalmente...

da mutui per l’acquisto di case, che oggi è messo a repentaglio dal combinato disposto tra aumento dell’inflazione, rincari nei tassi, carovita e cali delle prospettive di rilancio del sistema. Una ricerca della Federal Reserve Bank of New York ha messo in chiaro come l’indebitamento sia arrivato al massimo storico, sia di oltre il 25% superiore ai livelli del 2008, prima della grande crisi fatta detonare dai mutui subprime, e abbia continuato a crescere per tutti gli anni di politiche fiscali e monetarie accomodanti accelerate dalla pandemia e bruscamente concluse dalla Fed nei mesi scorsi, con i primi rialzi dei tassi. L’aumento da inizio anno è stato di oltre 200 miliardi di dollari, quello da inizio 2020 di addirittura 2mila miliardi: i colossali trasferimenti di denaro operati da Donald Trump e Joe Biden con la leva della politica fiscale alla cittadinanza per fermare la recessione pandemica e le lunghe politiche accomodanti di acquisto titoli della Fed hanno creato il mix tra disponibilità di risorse e tassi facili tale da far gettare gli americani in una nuova corsa alla bolla. A trainarla, in primo luogo, il mercato immobiliare. Di questi 16.100 miliardi il 71%, pari a 11.431 miliardi, sono debiti legati a mutui immobiliari, cresciuti del 27% dal gennaio 2020 ad oggi (+2.400 miliardi) per l’aumento dei prezzi delle abitazioni. “L’aumento dei prezzi delle case e dei mutui ha reso quasi impossibile per molti americani permettersi una casa. E, anche se il mercato sta iniziando a mostrare segni di raffreddamento, molti potenziali acquirenti rimarranno in disparte per ora”, ha scritto l’economista Orphe Divounguy sul sito della Cnn. “Sebbene siano leggermente diminuiti dal picco del 5,81% raggiunto all’inizio di quest’anno, i tassi ipotecari sono quasi raddoppiati dall’inizio dell’anno. In combinazione con l’aumento dei prezzi delle case, il pagamento del mutuo per la casa tipica della nazione è aumentato di circa il 60% rispetto a un anno fa, trascinando l’accessibilità degli alloggi a un minimo da quindici anni a questa parte a giugno”, ha aggiunto. Pesa sicuramente sul mercato anche l’impatto dei prezzi delle materie prime, che aumentano la spirale inflazionistica. Fatto sta che il primo segno di rallentamento è arrivato: i piani di costruzione di nuove abitazioni sono scesi del 6,3% a giugno rispetto a un anno fa, e quelli simbolici delle case unifamiliari, la cui proprietà è l’emblema storico di un sogno americano appartenente alla retorica del Paese, sono diminuiti dell’11,4%. Il combinato disposto tra aumento del fardello debitorio e calo delle costruzioni è un pessimo segnale che lascia presagire una frenata e, dunque, una minore sostenibilità dei debiti per coloro che se li sono accollati nel quadro di una riduzione dell’espansione economica. E dopo esser stato appiattito dalla pandemia, il tasso di capitale dei debiti per mutuo sottoposto a insolvenza, nota la Fed, è risalito al 2% del totale. Ma il tasso di insolvenza sta aumentando ovunque. Tra i prestiti auto, 5% del totale debitorio privato americano, il 6% del capitale è imputabile a soggetti che hanno bucato almeno una rata di 30 giorni; sul debito da carte di credito, a sua volta al 5% della massa debitoria, tale percentuale è del 4%. Chi si salva, per ora, sono i titolari di debiti per lo studio, pari al 10% del capitale oggetto di analisi. Prima della pandemia, il 10% delle quote del debito studentesco, superiore ai mille miliardi di dollari, era a rischio default. L’amministrazione Trump ne ha congelato per il periodo di emergenza i rimborsi. L’amministrazione Biden, in primavera, è andata oltre ha annunciato nuove misure per aiutare milioni di persone a ricevere la remissione del debito studentesco, portando 3,6 milioni di mutuatari a spalmare su periodi più ampi il loro debito grazie a tre anni di condoni sul prestito e ben 700.000 dei 43 milioni di mutuatari di prestiti studenteschi assistere alla cancellazione del loro debito, preso in capo al governo federale per un totale di oltre 17 miliardi di dollari. L’insolvenza, ad oggi, è limitata all’1%. Ma per quanto potrà continuare, senza una riforma strutturale che dia maggiori sicurezze agli studenti, questa dinamica? In complessivo, il quadro sembra delineare un contesto in cui il debito privato torna ad essere un fardello, e non un volano di sviluppo, per gli americani. “La Fed”, scrive il Financial Times, “dovrebbe aumentare i tassi di interesse tra 0,5 e 0,75 punti percentuali nella prossima riunione di settembre. Le prove di un rallentamento della più grande economia del mondo – un secondo trimestre consecutivo di contrazione del prodotto interno lordo riportato a luglio – avevano inizialmente spinto gli investitori a scommettere che la Fed avrebbe rallentato il ritmo degli aumenti dei tassi a settembre dopo due aumenti di 0,75 punti percentuali a giugno e luglio”. Tuttavia, “un forte rapporto sull’occupazione pubblicato venerdì scorso, che mostra un continuo aumento dei salari in tutti i settori, ha cambiato le prospettive per ora”. E nonostante per ora il numero di insolvenze generali non sia ancora oltre il livello di guardia, da tenere d’occhio sono i mutuatari e i detentori di prestiti appartenenti alle fasce più povere della popolazione, versione odierna dei “subprime” di inizio Anni Duemila. Per la finanziarizzazione del sistema, per i vincoli legati alla rapida trasformazione di un soggetto in insolvente e per la mancanza di reti sociali basta poco perché un problema si espanda a macchia d’olio. Né i Repubblicani né i Democratici sembrano aver presente un problema che può essere diretta conseguenza delle scelte del Paese su inflazione e tassi. Ma il tema del fardello debitorio e del suo alleviamento per i ceti medi e più poveri americani già gravati da incertezza, carovita e disuguaglianze presto si porrà in tutta la sua durezza. E sarà impossibile ignorarlo. Fonte: ilgiornale.it

 

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