Ago 15, 2022 17:26 Europe/Rome
  • Spagna: Sanchez cerca di recuperare consensi in vista delle difficili elezioni del 2023

MADRID (Pars Today Italian) –– Il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) del presidente del governo, Pedro Sanchez, da alcuni mesi è in affanno,...

impegnato nel difficile compito di offrire risposte efficaci a una crescita dell’inflazione record (10,8 per cento a luglio) innescata dalla guerra in Ucraina. Le difficoltà del principale partito dell’esecutivo sono state rese manifeste dalle recenti elezioni in Andalusia dove a giugno il Partito popolare (Pp) ha ottenuto una storica vittoria assicurandosi la maggioranza assoluta con il 43,1 per cento dei voti. Questa tendenza è stata, inoltre, rilevata da alcuni sondaggi pubblicati dai principali media iberici. Il barometro del Centro d’investigazione sociologica (Cis) di luglio ha confermato l’ascesa del Pp con la nuova leadership di Alberto Núnez Feijóo Per la prima volta dal 2018, i conservatori sono di nuovo in testa con il 30,1 per cento dei voti, due punti percentuali in più sui socialisti. Un altro sondaggio di Gad3 vede un vantaggio ancora più consistente per i popolari con il 35 per cento delle preferenze. L’ambio rimpasto ai posti chiave del Psoe da parte di Sanchez avvenuto alla fine di luglio sembra indicare come il premier voglia avviare con largo anticipo un’inversione di tendenza in vista delle elezioni generali che si dovrebbero tenere nel dicembre del 2023. A questo scopo, tra le file socialiste si è costituito un piccolo gruppo decisionale presieduto dallo stesso Sanchez, di cui farà parte il suo zoccolo duro, con soli nove membri, cinque dei quali ministri. Dall’inizio della legislatura, il leader socialista ha dovuto, inoltre, farsi carico di una difficile mediazione per garantire la stabilità del governo di coalizione, ricucendo di volta in volta gli strappi con il partner di minoranza, Unidas Podemos (Up) e con i partiti indipendentisti catalani e baschi i cui voti sono stati spesso decisivi per approvare misure fondamentali come la legge di bilancio. Un momento particolarmente critico nella relazione con la formazione “viola” è stato il cambio di posizione annunciato da Sanchez senza consultare i suoi alleati sul Sahara occidentale. Nel marzo scorso il premier aveva inviato una lettera al re del Marocco, nella quale sosteneva che il piano di autonomia di Rabat costituisce “la base più seria, credibile e realistica” per una soluzione del conflitto. A poche ore dell’ufficializzazione della nuova postura dell’esecutivo, il portavoce di Up al Congresso dei deputati, Pablo Echenique, ha chiesto pubblicamente al Psoe di “riflettere e rettificare” la per tornare a difendere il referendum sull’autodeterminazione del popolo saharawi. Secondo Echenique, infatti, la “svolta” nella politica estera spagnola che “non è conforme” al diritto internazionale e “non è compresa” dalla maggioranza del popolo spagnolo. Alla fine di aprile Sanchez ha dovuto affrontare probabilmente la peggiore crisi da quando è alla guida del Paese con lo scoppio del caso Pegasus, il presunto spionaggio di decine di leader pro indipendenza catalani con l’omonimo software israeliano. La vicenda ha incrinato i già difficili rapporti con Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc) che dal settembre dello scorso anno ha deciso di avviare un difficile tavolo di dialogo con il governo di Madrid per risolvere politicamente l’atavica questione catalana. L’ultima “crisi” ordine di tempo è l’impegno assunto da Sanchez con la Nato di aumentare le spese militari al 2 per cento del Pil entro il 2029. Up, che già aveva pubblicamente criticato l’invio delle armi in Ucraina sostenendo che non avrebbero favorito la risoluzione del conflitto, ha manifestato una forte contrarietà sostenendo come la priorità del governo dovrebbero essere gli investimenti nelle politiche sociali. Nonostante i malumori, la ministra della Difesa, Margarita Robles, ha già annunciato in un’intervista all’agenzia di stampa “Europa Press”, che già nel progetto di bilancio per il 2023 si terrà fede alla parola data alla Nato, evidenziando come un incremento delle spese militari significa “investire nella pace, nella sicurezza e scommettere sull’innovazione e sulla creazione di posti di lavoro”.

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