Set 10, 2022 06:51 Europe/Rome
  • L'OPEC, riduzione della produzione di petrolio, aumentano prezzi

VIENNA - I paesi membri dell'OPEC+ hanno approvato la proposta di ridurre 100mila barili al giorno, a partire da ottobre, nella loro ultima riunione svoltasi lunedì.

In precedenza giravano voci secondo cui l'OPEC ed i suoi alleati come Russia e Kazakistan potrebbero decidere di tagliare loro produzione in ottobre nel tentativo di aumentare i prezzi.  

La decisione può sembrare a prima vista trascurabile. Se si osserva però il quadro generale del mercato energetico e le dinamiche geo-strategiche innescate dal conflitto in Ucraina, la delibera del cartello allargato dei produttori di petrolio contiene più di un motivo di interesse. L’elemento più significativo è la difficoltà crescente degli Stati Uniti nel controllare l’andamento del mercato del greggio proprio quando le (auto-)sanzioni, teoricamente dirette contro Mosca, richiederebbero un’azione incisiva per contenere le quotazioni di gas e petrolio.

Il segnale più immediato emerso dal vertice di lunedì nella sede dell’OPEC a Vienna è la preoccupazione, per ora relativamente contenuta, per l’evolversi della situazione globale. Il taglio della produzione di greggio è il primo da oltre un anno a questa parte e, come ha lasciato intendere il ministro dell’Energia saudita Abdulaziz bin Salman, l’attenzione dell’OPEC+ si sta spostando dal problema della carenza di offerta a quello del rallentamento della domanda in conseguenza dei concretissimi allarmi della recessione in arrivo.

Le pessime prospettive in termini di crescita economica sono in altre parole alla base delle decisioni dei principali produttori di petrolio, che hanno evidentemente presso atto della parabola discendente delle quotazioni negli ultimi due mesi. Questi scrupoli prevalgono dunque sulle pressioni americane per un aumento dell’attività estrattiva, con tutte le implicazioni di ordine politico e strategico che ne derivano.

Appena due mesi fa, nel corso della sua visita in Medio Oriente, il presidente americano Biden aveva chiesto personalmente al principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, di adoperarsi per incrementare la quantità di petrolio da immettere sul mercato globale, in modo da contrastare l’impennata dei prezzi energetici e l’inflazione provocate dalla guerra. Nonostante l’ottimismo ostentato allora dalla Casa Bianca, la risposta saudita è risultata chiara al termine della recente riunione OPEC. L’Arabia Saudita intende cioè anteporre i propri interessi a quelli dell’alleato americano. Interessi che, nel formato OPEC+, vengono coordinati nientemeno che con la Russia, oggetto dei tentativi di isolamento da parte degli Stati Uniti.

L’ex diplomatico indiano M. K. Bhadrakumar ha sottolineato in un articolo pubblicato sul suo blog che, “oltre a chiedere ai paesi del Golfo [Persico] di aumentare la produzione di greggio e a mettere sul mercato le proprie riserve”, i governo occidentali “non hanno altri strumenti” per influenzare le scelte dei produttori di petrolio. La questione è altamente sintomatica della costante perdita di influenza degli USA e dei loro lacchè europei anche su paesi tradizionalmente alleati e nominalmente dipendenti dall’ombrella del sistema di sicurezza occidentale.

 

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