Set 25, 2022 10:44 Europe/Rome
  • Hillary Clinton paragona Trump a Hitler

WASHINGTON - L'ex segretario di Stato americano Hillary Clinton ha paragonato l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump al leader nazista ...

Adolf Hitler. L'ex First Lady ha anche criticato i sostenitori di Donald Trump per le loro "braccia alzate" (un saluto militare in stile Hitler) in una recente manifestazione.

Clinton ha fatto le osservazioni venerdì durante un’intervista sul palco al Texas Tribune Festival di Austin, in Texas. L’ex rivale di Trump alle elezioni presidenziali del 2016 ha ricordato di essersi chiesto da studente come i seguaci di Hitler fossero stati “attirati” dal leader nazista prima di sottolineare quello che lei ha suggerito fosse un comportamento simile dell’ex presidente e dei suoi seguaci durante una manifestazione a Youngstown, Ohio, lo scorso fine settimana . 

Confrontare un avversario politico con Hitler non è un fenomeno nuovo, con i critici di Trump, Clinton e innumerevoli altri politici che hanno fatto il confronto molte volte in passato. 

Il generale a quattro stelle dell’esercito americano in pensione Barry McCaffrey ha anche paragonato la manifestazione di Trump nell’Ohio a una manifestazione del 1936 tenuta da Hitler a Norimberga, in Germania.

La deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene della Georgia ha recentemente condiviso un video su Twitter che conteneva un video del presidente Joe Biden alterato per assomigliare al leader nazista. Un video diverso che fa il confronto tra Biden e Hitler è circolato online prima delle elezioni presidenziali del 2020.

Questa nuova ondata di attacchi al tycoon arriva mentre i media americani hanno da poco dato le notizie di una "mega denuncia" per frode intentata contro Trump dalla procura generale dello stato di New York. La causa riguarda il cuore stesso del business dell’ex presidente repubblicano, il mercato immobiliare, visto che documenta una rete vastissima di operazioni attuate sistematicamente per truffare il fisco e per ottenere prestiti a condizioni favorevoli. I guai legali per Trump si stanno rapidamente moltiplicando e sono in molti a pensare che, al di là del merito delle accuse, i procedimenti abbiano risvolti politici collegati alle elezioni di “metà mandato” nel mese di novembre e alla possibile ricandidatura dello stesso ex presidente alla Casa Bianca nel 2024.

Le “rivelazioni” su Trump e le sue società non risultano di per sé particolarmente sorprendenti. In passato erano già state pubblicate indagini giornalistiche che documentavano un business basato fondamentalmente sulla truffa, anche se talvolta condotto all’interno dei confini legali e fiscali consentiti. Il processo che potrebbe ora aprirsi per Trump non sarebbe inoltre il primo e altre vicende di questo e altro genere negli anni scorsi avevano già fatto luce sull’origine della sua ricchezza. Di maggiore interesse è forse il dettaglio delle truffe messo nero su bianco nelle carte ufficiali.

Va anche ricordato che probabilmente la gran parte del denaro che circola tra i super-ricchi americani e, in particolare, a New York è frutto di manovre non molto diverse o poco meno gravi di quelle attribuite all’ex inquilino della Casa Bianca. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, non ci sono conseguenze legali né di immagine per gli uomini e le società che si trovano ai vertici della catena alimentare del capitalismo a stelle e strisce. 

Processi e denunce sono a questi livelli quasi sempre un’arma politica e nel caso di Trump ciò risulta ancora più evidente dal durissimo conflitto che la sua apparizione sulla scena politica nazionale meno di un decennio fa ha innescato all’interno dell’apparato di potere americano. È infatti difficile considerare una coincidenza il moltiplicarsi delle cause che per varie ragioni lo hanno coinvolto a partire dalla sua candidatura alle presidenziali del 2016.

In questi ultimi mesi, procedimenti su procedimenti si sono aggiunti in parallelo all’aumentare dell’influenza di Trump sul Partito Repubblicano e al peggioramento delle prospettive elettorali del Partito Democratico. Il procuratore generale di New York, Letitia James, è d’altra parte membro di quest’ultimo partito e nella sua campagna elettorale del 2018, essendo la sua una carica elettiva, aveva promesso precisamente di perseguire legalmente Donald Trump.

Questa situazione offre com’è ovvio la possibilità a Trump e ai suoi legali di denunciare la natura politica dei procedimenti in corso, trasformandoli in un’arma a proprio favore per galvanizzare i sostenitori nel Partito Repubblicano. Paradossalmente, più è alto il numero delle cause in cui è coinvolto più il quadro legale complessivo può apparire come una caccia alle streghe.

 

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