Ott 07, 2022 08:31 Europe/Rome
  • Petrolio, l'Opec taglia la produzione, schiaffo a Biden

VIENNA - L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, riunita mercoledi' nella capitale austriaca, doveva prendere una decisione sulla ...

prospettata riduzione della produzione di petrolio. Il governo Biden aveva lanciato una campagna di pressione su vasta scala nel disperato tentativo di dissuadere gli alleati mediorientali. Questi ultimi hanno però ignorato l’appello del presidente USA, il che evidenzia, secondo quest'ultimo, un allineamento dell'organizzazione con la Russia.

Negli ultimi giorni i media americani avevano rivelato che alti dirigenti del settore energetico, economico e diplomatico avevano fatto un intenso lobbying sulle loro controparti nei paesi alleati in Medio Oriente, come Kuwait, Arabia Saudita e Emirati Arabi, per farli votare contro un taglio, evocando un "totale disastro" e avvisando che la mossa potrebbe essere vista come un "atto ostile". Moniti che facevano parte di "talking point" elaborati e scambiati dagli staff ma non approvati dalla leadership della Casa Bianca, ha precisato una fonte dell'amministrazione.

L'Opec+, contrariamente alle richieste americane, ha tagliato la produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno a partire da novembre. Lo riferisce Bloomberg citando i delegati al termine del vertice a Vienna che si è svolto in presenza, per la prima volta da marzo 2020, e a cui per la Russia ha partecipato Aleksandr Novak, vicepremier della Federazione Russa con delega al settore energetico. L'accordo rappresenta uno schiaffo al presidente Usa Joe Biden poiché il taglio drastico della produzione di greggio non potrebbe cadere in un momento peggiore, elettoralmente parlando, visto che spinge al rialzo il prezzo della benzina proprio alla vigilia delle votazioni di Midterm, dopo che i suoi sforzi avevano portato a un calo del prezzo alla pompa per quasi 100 giorni consecutivi.

OPEC+ è la formula che riassume la partnership tra il cartello dei produttori di petrolio e la Russia. Partnership che decide ormai da tempo la politica petrolifera mondiale a dispetto delle pressioni americane. La collaborazione tra Mosca e l’Arabia Saudita, di gran lunga il paese con la maggiore influenza sull’OPEC, è oggetto di feroci critiche e tentativi di sabotaggio da parte di Washington, ma, nonostante molti paesi del cartello siano storici alleati degli USA, le decisioni continuano a essere improntate a una quasi totale indipendenza dai diktat della Casa Bianca.

Anche nel vertice di mercoledì, l’OPEC+ ha deciso per una misura contraria a quanto auspicato dall’amministrazione Biden. I paesi membri più la Russia hanno infatti programmato un taglio alla produzione di greggio di ben due milioni di barili al giorno a partire da novembre per sostenere le quotazioni che negli ultimi mesi erano scese sensibilmente. Gli Stati Uniti, invece, volevano un esito diametralmente opposto, così da evitare un’impennata dei prezzi che avrà effetti letali sulle già pessime prospettive elettorali del Partito Democratico nel voto di “metà mandato” tra meno di cinque settimane.

L’autonomia dell’OPEC(+) la dice lunga sulla perdita di influenza degli Stati Uniti e delle “democrazie” occidentali in genere sulle dinamiche che interessano gli aspetti economici e strategici più importanti per gli equilibri globali. A dipingere un quadro ancora più deprimente per Washington e i suoi alleati sono stati alcuni retroscena della disputa tra USA e OPEC, resi pubblici mercoledì dalla CNN, in previsione della riunione di Vienna.

Dalle rivelazioni è emersa una campagna disperata dell’amministrazione Biden per fare pressioni sui governi di Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi e convincerli a non implementare tagli alla produzione di greggio. I documenti interni alla Casa Bianca e al dipartimento del Tesoro parlano, in riferimento alla possibile decisione in questo senso dell’OPEC, di un “disastro totale” e di un “atto ostile”. Fonti governative hanno ammesso inoltre che la Casa Bianca è “nel panico” all’idea di far fronte a un’impennata dei prezzi dei carburanti in seguito al summit di Vienna.

Per implorare i vertici dei paesi produttori, Biden aveva incaricato esponenti di primissimo piano del suo governo, incluso il segretario al Tesoro Yellen, di intercedere con i leader dei regimi del Golfo Persico. Il risultato è stato però del tutto deludente per Washington e di certo non ha aiutato in nessun modo la scelta europea, fatta con ogni probabilità dietro pressioni americane, di procedere con il “price cap” per il petrolio russo. L’OPEC vede con estrema ostilità questa misura, poiché si tratta di un’ingerenza nelle questioni energetiche nel tentativo di manipolare il mercato in modo artificiale.

Il governo americano aveva già tentato senza successo di ottenere dal regime saudita un aumento della produzione di greggio tre mesi fa durante la visita di Biden a Riyadh. Poche settimane più tardi l’OPEC+ aveva decretato un leggero aumento di 100 mila barili al giorno, ma la decisione era stata giudicata come una sconfitta per gli Stati Uniti. Nella riunione di venerdì, le suppliche americane sono state ignorate ancora più clamorosamente, con l’alleanza di fatto tra Arabia Saudita e Russia decisa ad agire esclusivamente secondo i propri interessi. Il taglio stabilito alla produzione di petrolio pari a due milioni di barili al giorno è il più importante dall’inizio della pandemia e, nella totale impotenza di USA ed Europa, causerà a breve un aumento consistente dei prezzi dei carburanti.

 

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