Nov 23, 2022 09:50 Europe/Rome
  • Attacco Kiev alla Polonia, Zelensky è fuori controllo

VARSAVIA - La Polonia è un membro della Nato e un attacco a questo paese è considerato un attacco a tutti gli Stati dell’Alleanza.

Gli articoli 4 e 5 del Trattato Atlantico prevedono rispettivamente la convocazione del Consiglio della Nato su richiesta di uno stato membro (art. 4) e l’immediata risposta militare da parte di tutti a sostegno del membro dell’Alleanza sotto attacco (art.5). 

Nella serata di martedì 15 novembre, mentre i leader mondiali erano riuniti al G20 di Bali, un paesino polacco è stato colpito da attacco missilistico e due persone sono morte. Subito si è pensato che fosse la Russia il responsabile, che però ha negato. Diverse fonti, tra cui la Nato e lo stesso presidente polacco, hanno affermato che si è trattato di un errore e che il missile è lanciato dall'esercito di Kiev. 

“Non c’è nulla, assolutamente nulla, che suggerisca che si sia trattato di un attacco intenzionale alla Polonia, ha dichiarato il presidente polacco Andrzej Duda a proposito del missile che ha colpito il suo Paese. I vertici di Varsavia, il Segretario generale della Nato, Stoltenberg e persino il presidente degli Usa, Biden, hanno tenuto subito una riunione d’urgenza per concordare i termini della dichiarazione sull’incidente che ha tenuto il mondo in sospeso per qualche ora. E’ stato l’opera dell’Ucraina di Zelensky. 

Per riassumere la natura della provocazione messa in opera dal regime di Kiev con il lancio del missile in territorio polacco, basta pensare all’operazione di “false flag”, di “disinformazione attiva” come sarebbe giusto chiamarla. Contando sulla complicità polacca è stata un’operazione grossolana di un governo che sa di poter spacciare la sua propaganda come verità assoluta, approfittando della censura ai media russi e dell’accondiscendenza dell’Occidente, che ha completamente rovesciato la verità storica, militare e politica che fa da sfondo all’operazione russa in Ucraina.I rilievi satellitari statunitensi e russi sono stati subito in grado di rilevare la falsità affermate da Kiev e Zelensky ha tentato una penosa marcia indietro parlando di “tragico incidente”, ma non c’è stato nessun errore: gli ucraini hanno lanciato un missile in Polonia tentando di innescare la reazione di tutta la Nato. 

A sbugiardare Kiev e a scoprirne l’intenzionalità di colpire il territorio polacco non ci voleva molto: bastavano un esperto di balistica e uno di buon senso. Il primo avrebbe dimostrato che, vista l’inesistenza di missili con traiettoria boomerang, il missile esploso in Polonia, appartenente alle forze armate ucraine, per quanto di tecnologia superata e imprecisa, avrebbe potuto mancare il bersaglio ma non invertire completamente la rotta.  Dunque non era stato indirizzato verso le posizioni russe a sud-est, bensì e volutamente verso il territorio polacco a nord-ovest. Il consigliere del buon senso avrebbe poi aggiunto una considerazione semplice ma efficace: a chi giova colpire la Polonia? Ai russi certo no, e per due ovvie considerazioni. Primo: Mosca è da mesi impegnata, parallelamente al terreno militare, in una ricerca di soluzione diplomatica del conflitto; ricerca che, nelle ultime settimane, ha visto gli stessi Usa sostenere colloqui con alti dirigenti militari russi. Gl Usa stessi esercitano pressioni su Zelensky per una disposizione al dialogo senza richieste insostenibili e irrealizzabili.

Seconda: i russi non sono nati ieri e si guardano bene dall’estendere a paesi Nato lo scenario bellico, visto che un conto è avere la Nato a sostegno dell’esercito ucraino, un altro è far nascere una guerra aperta con il Patto Atlantico che, per la vicinanza territoriale alla Russia e la ovvia minaccia alla sua sicurezza nazionale, degenererebbe rapidamente in un conflitto sia convenzionale che nucleare tattico e darebbe così il via alla Terza Guerra Mondiale.

Quanto avvenuto ha messo in mostra la pericolosità del governo ucraino, che per ottenere il coinvolgimento diretto della Nato o, in subordine, un forte aumento di forniture belliche e denaro per continuare una guerra già persa, ha rischiato di portare il pianeta nella Terza Guerra Mondiale. Allo stesso tempo le attività della rete "stay behind" ucraina, delineano un quadro di difficoltà di controllo per gli stessi Usa, che prestano intelligence e rete satellitare per fornire latitudine e longitudine degli obiettivi ma che cominciano a dubitare di poter gestire un esercito ormai divenuto una macchina terroristica dove non si capisce bene quale sia la catena di comando. Non solo per la strategia di riapertura dei colloqui diretti tra Washington e Mosca: pone problemi seri anche nell’ottica più generale nel riassetto interno Nato.

 

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