May 09, 2020 09:40 CET

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcuni mesi abbiamo avviato la lettura del quarantesimo brano del Corano. La sura Al-Ghâfir (Il Perdonatore). Questa sura è stata comunicata al nobile profeta dell’Islam negli anni di residenza alla Mecca e comprende 85 versetti. Parla delle questioni basilari del credo islamico, come le altre sure meccane e prende nome dal terzo versetto, dove Dio viene detto “Ghafir”, Il Perdonatore. In essa si parla anche di un noto credente dell’era del Faraone e per questo e’ pure detta “Mumin” o Credente.

Ed ora leggiamo i versetti numero 57,58 e 59 della sura di Ghafir o del Perdonatore:  

 

«لَخَلْقُ السَّمَاوَاتِ وَالْأَرْضِ أَکْبَرُ مِنْ خَلْقِ النَّاسِ وَلَـکِنَّ أَکْثَرَ النَّاسِ لَا یَعْلَمُونَ»،

La creazione dei cieli e della terra è [certamente] più grandiosa di quella degli uomini, ma la maggior parte di loro non sa nulla. (40:57)

 

«وَمَا یَسْتَوِی الْأَعْمَى وَالْبَصِیرُ وَالَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ وَلَا الْمُسِیءُ  قَلِیلًا مَّا تَتَذَکَّرُونَ»،

Il cieco e colui che vede non sono simili tra loro né lo sono coloro che credono e fanno il bene e i malvagi. Quanto poco riflettete! (40:58)

 

«إِنَّ السَّاعَةَ لَآتِیَةٌ لَّا رَیْبَ فِیهَا وَلَـکِنَّ أَکْثَرَ النَّاسِ لَا یُؤْمِنُونَ»                                        

In verità l'Ora si avvicina, non c'è dubbio alcuno, ma la maggior parte degli uomini non crede. (40:59)

 

 

Dinanzi a coloro che negavano la possibilità di una Resurrezione degli uomini nell’altra vita, il Corano risponde chiedendo se è più difficile far rivivere gli uomini o la creazione dei cieli e della terra? La risposta è chiara e riflettendo sulla risposta di essa, si può dedurre quanto sia ridicolo il ragionamento di coloro che paragonano il potere umano a quello divino, pensando che anch’esso sia limitato.

Per dare un’idea della differenza abissale che esiste tra il credente ed il rinnegatore, il Corano usa la metafora del cieco e di colui che vede; le persone infedeli sono come il cieco che ignora tante verità; nel caso della persona che non crede, è il sipario della superbia a velare il suo sguardo e ad allontanarlo dalla verità. La persona credente, però, ha la vista illuminata dalla saggezza e dalla fede, e così riesce a percepire le verità divine. È chiaro che queste due persone sono diverse; il credente si rende conto della sua posizione nell’ambito del Creato e cerca di agire in maniera diligente. Il non-credente, sbaglia persino nella valutazione della propria esistenza, e quindi commette peccati e azioni che lo portano verso la disgrazia.

In seguito, il Corano dichiara apertamente che il Giorno del Giudizio ci sarà e si avvicina sempre più, anche se la maggiorparte della gente non ci crede. L’incredulità della gente, però, non cambia la realtà e tale giorno arriverà, nel momento prestabilito.

Dalla riflessione su questi versetti apprendiamo che:

Primo -  Riflettendo sulla grandiosità del Creato, l’uomo può capire quanto è piccolo e liberarsi dalla superbia.

Secondo – Uno dei motivi che porta la gente a rinnegare il Giorno del Giudizio, è la mancata riflessione su ciò che può essere il potere divino.

Terzo – La miscredenza e il peccato, impediscono all’uomo di vedere la verità e di discernere il bene dal male; al punto che l’uomo arriva solo a percepire le questioni materiali.

Quarto – La potenza, la saggezza e la giustizia infinita del Signore, non possono che avere come esito l’esistenza del Giorno del Giudizio, sulla quale non è lecito avere dubbi, perchè ciò equivarrebbe al dubbio sulle caratteristiche del Signore.

Ed ora leggiamo il versetto numero 60 della sura Ghafir o del Perdonatore:

 

«وَقَالَ رَبُّکُمُ ادْعُونِی أَسْتَجِبْ لَکُمْ إِنَّ الَّذِینَ یَسْتَکْبِرُونَ عَنْ عِبَادَتِی سَیَدْخُلُونَ جَهَنَّمَ دَاخِرِینَ»

Il vostro Signore ha detto: “InvocateMi, vi risponderò. Coloro che per superbia non Mi adorano, entreranno presto nell'Inferno, umiliati”. (40:60)

 

Non solo i peccatori ed i malfattori entreranno all’inferno; anche coloro che hanno conosciuto Iddio ma si rifiutano di adorarlo, entreranno nel fuoco dell’inferno. Dato che tale azione significa superbia; chi si sente troppo importante per adorare il Signore, nell’altra vita verrà colpito dalla massima umiliazione e verrà condotto nel fuoco.

Ciò non significa che Dio abbia bisogno della nostra preghiera, ma semplicemente perchè lo spirito superbo e altezzoso, ha come esito diretto la disgrazia e l’inferno. Le persone superbe, ritengono di avere sempre ragione, e invece di obbedire alla volontà divina, fanno ciò che ritengono giusto. È chiaro che l’esito di questo modo di fare, è la perdizione.

Parte famosa del versetto che abbiamo letto è l’inizio. Lì dove si ricorda di invocare Dio, di chiamarLo. In altre parole, oltre alle cinque preghiere giornaliere, secondo l’Islam, l’uomo deve sempre avere con se il ricordo del Signore e chiamarLo, cercarLo, per soddisfare le sue necessità, per ringraziarLo dei doni elargiti, insomma, vivere sempre col suo ricordo. Dio ha promesso di ascoltare l’invocazione dei Suoi servi e di rispondere; è chiaro che però non viene esaudita ogni preghiera ed ogni richiesta, anche perchè a formularla deve essere una persona con determinati requisiti.

In più, anche se la Scienza ed il Potere divino non hanno limiti, la sua Saggezza infinita può impedire di esaudire tutte le nostre richieste. E quindi, Egli esaudisce le preghiere, anche considerando la migliore opzione per la persona che prega, e molte volte gli riserva il meglio, anche se la persona stessa non se ne accorge.

Ed in più, la preghiera non deve soppiantare completamente lo sforzo, l’impegno e lo zelo per la realizzazione degli obbiettivi. È chiaro che una preghiera può non esaudirsi anche per la mancanza di impegno della persona stessa.

Ed infine, alcune preghiere non vengono esaudite perchè chiedono qualcosa di assolutamente dannoso e controproducente per il fedele; ed allora pure in quel caso, non vengono esaudite.

Dalla riflessione su questo versetto possiamo concludere almeno alcune questioni:

Primo – L’invocazione del Signore è una sorta di preghiera e abbandonarLa, è segno di superbia e corrisponde alla fine dell’adorazione divina.

Secondo – Quando invochiamo Dio, non dobbiamo solo chiamarLo, ma chieder pure a Lui ciò che vogliamo, senza chiederLo a nessun altro.

Terzo – Dio conosce le nostre necessità e non ha bisogno della nostra preghiera e delle nostre invocazioni. L’ordine per la preghiera, è per gli uomini stessi, affinchè si ricordino sempre di essere bisognosi dell’aiuto divino, e di allontanarsi cosi dalla superbia.

Quarto – La superbia dinanzi a Dio, verrà punita con l’umiliazione nell’altra vita.

 

 

Davood Abbasi

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