Ott 26, 2021 07:14 CET

La pandemia ha causato una profonda recessione economica a livello internazionale. In questo programma cercheremo di approfondire - citando le osservazioni degli esperti -, l'impatto che la Pandemia del Coronavirus ha avuto a breve termine sull’economia mondiale e in particolar modo su quella americana.

" È ora di investire ancora una volta nel futuro dell’America". Sono le parole di impegno pronunciate da Joe Biden, il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America con l’annuncio dell’American Job Plan. Lo Stato americano torna a investire per le comunità, i territori, le infrastrutture. E il nuovo piano da 2000 miliardi di dollari dovrà trainare fuori dalla crisi pandemica quella che rimane, almeno per ora e nonostante tutto, la più grande economia mondiale. Ed è come se si chiudesse un cerchio. Sono passati quasi 100 anni dalla Grande Depressione del 1929. Ma l’America e' stremata dalla pandemia Covid-19, che ha causato più di mezzo milione di morti ed esasperato la disuguaglianza sociale, deve ancora una volta ripartire. Affrontando una delle più gravi crisi economiche globali del secolo.  Una crisi che dovrà essere anche affrontata evitando gli errori del passato, come ha ricordato Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve, la banca centrale americana, in un’intervista alla Cbs, lo scorso 12 aprile. «Valuteremo un aumento dei tassi di interesse quando la ripresa del mercato del lavoro sarà completa e quando torneremo alla massima occupazione e all’obiettivo di inflazione al 2%», ha dichiarato.

 

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Lo spettro dell’inflazione rimane, anche per l’economia americana. «Non vogliamo che salga materialmente al di sopra del 2% e si torni ai brutti, vecchi giorni dell’inflazione degli anni ’70», ha spiegato Powell.  La Federal Reserve intende, quindi, «mantenere il sostegno all’economia fino a quando la ripresa sarà in gran parte completa». La Fed non cambierà, dunque, la sua attuale politica di tassi d’interesse vicini allo zero e di acquisti di obbligazioni per 120 miliardi di dollari al mese. Dichiarazioni che, insieme a quelle del presidente Biden, sono da tenere più che da conto, anche oltreoceano. Le decisioni della Federal Reserve (Fed), la banca centrale americana, organismo indipendente, non devono essere ratificate da alcun organo che eserciti un potere esecutivo o legislativo. E sono determinanti, ora più che mai, nell’economia americana. Ma, in un mondo globalizzato, riguardano altri paesi. Anche per questo, abbiamo deciso di ripercorrere, in un momento epocale, alcune delle tappe cruciali della storia dell’economia e della finanza «made in USA», che resta determinante, volenti o nolenti, per tutte le altre economie. Vi parleremo della grande depressione, avvenuta nel 1929.

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Sono passati quasi cent’anni dal crollo della Borsa di Wall Street, che ebbe il suo culmine tra il 24 ottobre, il famoso giovedì nero, e il 29 ottobre. 13 milioni di azioni furono vendute, provocando un ribasso dell’indice della Borsa americana superiore ai 50 punti percentuali. Ma uno dei motivi della gravità di quanto accaduto è legato al fatto che le banche utilizzarono i soldi dei correntisti proprio per speculare in Borsa. Quando esplose la bolla finanziaria, gli istituti finanziari non furono più in grado di restituire i risparmi depositati sui conti correnti. Fu una delle peggiori crisi economiche e finanziarie della storia moderna, che ebbe ricadute in tutto il mondo. E che portò gli USA a perdere metà della propria ricchezza. Con un aumento dei disoccupati che arrivò a 14 milioni di persone, il 25% della forza lavoro. Va anche ricordato che in quel contesto la Federal Reserve (Fed), la banca centrale degli Stati Uniti d’America, scelse di non sostenere le banche. Una crisi epocale che va anche ricordata perché alcune delle leggi che furono poi emesse dal Congresso degli Stati Uniti, per impedire le speculazioni finanziarie, sono state abolite negli ultimi trent’anni. Con le conseguenze che vedremo. 

 

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