Giu 18, 2022 10:52 CET

 L'altopiano dell'Iran e' stato, dai tempi antichi, culla di diverse civiltà e per via delle sue particolari caratteristiche naturali e geografiche, ha collegato come un ponte le civiltà dell'Oriente a quelle della pianura mesopotamica. In questo senso le civiltà dell'altopiano iranico hanno prestato, per migliaia di anni, un servigio prezioso all'umanità intera.

Le fitte foreste di quercia, noce e mandorlo di cui rimangono tutt'ora delle parti e che sono importanti sotto il profilo nutrizionale, i monti elevati e difficilmente raggiungibili che erano ideali dal punto di vista militare e strategico, l'acqua abbondante, le praterie ed i pascoli numerosi per l'allevamento del bestiame, hanno creato da sempre condizioni adeguate per la vita nella parte occidentale dell'altopiano iranico. La catena dei monti Zagros, che si estende dal nord-ovest al sud-est dell'Iran, con una lunghezza di circa 1000 chilometri ed una larghezza di quasi 200, ha formato difronte a se dei rilievi di minore elevazione e tra questi monti ed i rilievi paralleli vi sono le valli verdeggianti che dai tempi antichi hanno dato vita a diverse civiltà.

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Una delle meraviglie dell'Iran nella regione di Kermanshah e citta' di Kangavar e in particolare e' il Tempio di Anahita. È nota per un sito archeologico e i resti di un edificio di stile sasanide-achemenide, conosciuto come "tempio di Anahita"Al centro della città di Kangavar, nella regione di Kermanshah, sull’autostrada tra Hamedan e Kermanshah vi e’ il famoso ed affascinante tempio di Anahita.Il tempio di Anahita e’ il secondo edificio di pietra dell’Iran antico dopo la regia distrutta di Persepoli, per importanza e valore artistico-storico.Questo incantevole tempio sorge su una valle naturale che e’ circa 30 metri più alta dei dintorni.

“Anahita” secondo gli antichi iraniani era la dea della purezza, dell’acqua e la patrona delle sorgenti e delle pioggie e simbolo dell’amore, dell’amicizia e della produttività. L’adorazione della dea Anahita esisteva in Iran da prima dell’arrivo del profeta Zoroastro; per esprimere devozione a questa dea esistevano molteplici statue e numerosi templi nell’Iran pre-islamico. A Hamedan, Susa, Kazeroun, Azerbaijan, Kermanshah e Kangavar vi sono numerosi ricordi di questa dea ma il tempio di Anahita di Kangavar e’ l’esempio più eccellente di adorazione pre-islamica di questa dea. Alcuni studiosi ritengono che la costruzione del tempio di Anahita risalga a circa 200 anni prima di Cristo. Secondo Seifullah Kambakhsh Fard, د tra gli studiosi che lavora su questo tempio, ritiene che in esso vi siano reperti risalenti al periodo Achemenide, Arsacide e Sassanide. Secondo un altro studioso, ovvero Masoud Azar Noush, si tratta invece di una regia incompleta del periodo di Khosro Parviz, cioè della fine del regno Sassanide.  

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È il più grande complesso architettonico in Iran dedicato al culto della dea. Come altre costruzioni monumentali persiane come Persepolis , il tempio è costruito su una piattaforma sopraelevata.Ha una grandezza di 209 per 224 metri. L’elevazione delle colonne di questo tempio rispetto al loro diametro e’ di una proporzione di 3 a 1 e ciò e’ un qualcosa di senza eguali in tutti i templi del mondo. La pianta di questo tempo e rettangolare ed ogni lato dell’edificio e’ formato da una parete costruita con la pietra ed il gesso mentre la loro parte esterna e’ ricoperta con grandi blocchi di pietra tagliati con precisione. In alcuni casi sono stati usati pezzi di ferro e piombo per collegare questi blocchi. Nella parte meridionale del tempio vi e’ una doppia scalinata lunga 154 metri. Ogni 2-5 gradini sono stati ricavati in un grande blocco di pietra. La scalinata orientale ha 26 scalini e quella occidentale 21. E’ quasi sicuro che i gradini erano molto più numerosi. A nord-est dell’edificio poi vi sono due file di pietre parallele che indicano il fatto che un tempo, lì, ci doveva essere l’ingresso con una larghezza di due metri. Al centro dell’edificio, vi e’ una grande parete occidentale-orientale alta dai 3 ai 5 metri a seconda del tratto. Oltre alla scalinata meridionale vi sono anche sulle quattro pareti dell’edificio quattro grandi colonne che sono larghe e tozze. Fu nel primo secolo d.C. che il viaggiatore greco Isidoro Charaxi  parlò di questo tempio come il tempio di Artemide. Dal nono al quattordicesimo secolo furono invece i viaggiatori musulmani a visitarlo e notarono, come Ibne Faqih, soprattutto l’aspetto insolito e misterioso delle sue colonne. I primi studi contemporanei risalgono solo a 45 anni fa, quando i primi lavori stabilirono che si trattava del tempio di Anahita, del periodo Arsacide. Gli scavi hanno mostrato che il tempio e’ stato usato anche nei periodi successivi come quello Selgiuchide, Ilkanide, Safavide e Qajiaride. Musica