Giu 20, 2022 08:47 CET

Cari amici, vi presento un altro appuntamento con l'arte iraniana, dai tempi della grande Persia fino ad oggi. In ogni puntata cercheremo di raccontare ed approfondire allo stesso tempo la storia dell'arte iranica.

In questo programma parleremo dell'arte dei seleucidi e parti

Dopo la vittoria su Dario III a Gaugamela, nel 331 a. C. Alessandro il Macedone si proclamò “Grande Re”. Quindi prese con sé i ricchi tesori di Susa e si diresse verso Persepoli, dove sicuramente si impossessò di enormi ricchezze e di magnifici tesori prima di appiccare il fuoco alla città nel quarto mese della sua permanenza. I nuovi scavi condotti dopo la seconda guerra mondiale hanno infatti portato alla luce documenti che lasciano pensare che prima dell’incendio ci furono nella zona saccheggi su larga scala. Molto probabilmente i saccheggi e l’incendio avvennero con l’assenso di Alessandro, forse come rappresaglia per i templi greci bruciati dai Persiani, o forse perché Persepoli poteva rappresentare un punto di riferimento importante per gli Achemenidi ancora sopravvissuti.

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Dopo la morte di Alessandro, tra i suoi ufficiali scoppiarono forti contrasti che finirono con il provocare la spartizione dei territori occupati. L’Iran, la Mesopotamia, il nord della Siria e una gran parte dell’Asia minore caddero sotto il controllo di Seleuco, il quale ambiva all’unificazione di Grecia e Iran. Seguendo le indicazioni lasciate da Alessandro ai suoi generali, Seleuco sposò una nobile persiana, dalla quale ebbe un figlio di nome Antioco. Questi, una volta ereditato i territori controllati dal padre, consolidò la dinastia seleucide che si mantenne stabile fino a circa il 250 a. C. Da questa data in poi, i Seleucidi vissero sotto la costante pressione di alcuni popoli iranici, in particolare dai loro vicini Parti, provenienti dal Khorasan settentrionale. Persa, a causa di una ribellione, la satrapia di Balkh, che comprendeva una grande porzione dell’Afghanista e del Turkestan, ed il Khorasan, furono costretti a ritirarsi entro i confini dell’Iran centrale. La penetrazione dei Parti all’interno dell’Iran spinse poi i Seleucidi indietro fino in Siria, dove furono in grado di continuare a esercitare una certa influenza fino alla prima metà del primo secolo d. C.

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Alcuni studiosi hanno scritto che “le nozze di Susa”, cioè le nozze di Alessandro con la figlia di Dario III e con la figlia di Memnone, nonché il matrimonio dei suoi ufficiali – tra cui quello di Seleuco con la figlia di Yazdegerd, furono ordinate da Alessandro per favorire la fusione tra persiani e greci. I documenti storici dimostrano però che non è così, in quanto i re seleucidi sottolinearono sempre la loro grecità e la necessità di conservarla tra gli Iraniani, mantenendo il dominio politico e militare su tutto l’Iran. Un progetto, questo, che non aveva alcun obiettivo culturale. Nonostante questo, essi fondarono varie città in cui persiani e greci vivessero in pace, e delle quali non sono rimaste molte tracce. Tutto questo, comunque, determinò una certa influenza dell’arte greca su quella dell’Iran, e la ricezione nell’arte greca di significative influenze orientali, mutuate attraverso l’Asia Minore. Lo stesso Platone, la cui filosofia venne poi ripresa dai filosofi musulmani, venne influenzato da princìpi mazdei.

I Seleucidi, consapevoli dell’instabilità della loro base politica in Iran, cercarono di consolidare il loro potere dando una nuova organizzazione alla struttura amministrativa ereditata dagli Achemenidi, e creando una rete di difesa che comprendeva anche l’utilizzo dei fortilizi disseminati lungo le principali vie di comunicazione dell’impero achemenide. Le terre intorno a queste fortezze vennero assegnate ai Greci ed esse divennero anche il centro di un nuova rete di servizi postali. Di conseguenza, queste città che avevano nomi greci ed erano abitate soprattutto da greci, si trasformarono in città greche e i Seleucidi si sforzarono di erigere in esse i loro templi e di introdurvi le tradizioni religiose greche.